La torre d’acqua

Una notte – una notte in cui non solo pioveva ma diluviava, le facciate dei palazzi si accendevano e si spegnevano a intermittenza, la città, con le strade e i marciapiedi allagati, si accartocciava su di sé – prese uno sgabello e si sedette davanti alla finestra. Osservò il desolato panorama per qualche istante. Poi tirò fuori il cellulare dalla tasca dei pantaloni e andò sul suo Profilo Pubblico Personale. Con l’indice esercitò una leggera pressione sulla scritta FOTO. Continua a leggere

Torniamo insieme

Moglie si inginocchiò. L’orlo del tubino le risalì le cosce di qualche centimetro. Indossava le calze nere invernali e i tacchi. Aprì il mobile sotto il lavabo. Dentro il mobile c’erano, disposte in file simmetriche, bottiglie su bottiglie di prodotti per la manutenzione della casa. Ne estrasse una. Era una confezione da mezzo litro di pulitore per cuoio. Dopo averla appoggiata sulle piastrelle, frugò ancora dentro il mobile.  Moglie prese, in ordine, un paio di guanti ancora imbustati, un barattolo di crema per superfici in pelle di cuoio, un rotolo intero di carta da cucina, un panno morbido. Chiuse il mobile. Si alzò, attenta a non far cadere nulla. Si era schiacciata le cose che aveva preso contro il ventre, aiutandosi con le braccia. Attraversò la cucina ed entrò in soggiorno. Era ampio e luminoso. Nonostante la distesa di grattacieli di vetro alti e imponenti che si poteva ammirare attraverso le vetrate, la luce lattea del cielo si rovesciava in abbondanza e si spandeva dappertutto, dalla superficie dell’acquario di pesci dal colore argenteo al tavolino in vetroresina, dall’enorme schermo del televisore al tappeto in fibre vegetali, dalla lampada col lungo stelo al divano. Moglie si fermò proprio davanti a ques’ultimo. Era un divano angolare da otto posti. Le sedute avevano la superficie convessa ed erano così larghe che si potevano stendere le gambe. Lo schienale era tondeggiante quanto le sedute, alto e largo, con un poggiatesta reclinabile in cima a ogni posto. La pelle di cuoio di cui era rivestito era bianca e lucida. Sembrava morbida al tatto. Ma la cosa che Moglie fissava era un’altra. E questa cosa riposava, srotolata in tutta la sua lunghezza, sulla seduta centrale, quella all’incrocio dei bracci. Questa cosa, Moglie faticava ancora a crederci, era un grosso escremento. Un grosso escremento dalla forma a salsiccia. Un grosso escremento scuro dalla forma a salsiccia. Continua a leggere

La prima volta

I.

Quando Emma mi scrisse che a cena ci sarebbe stato anche La-Roy, corsi in camera da letto, spalancai l’anta e mi specchiai. I jeans mi slargavano i fianchi, la camicetta mi faceva la pancia. Ero tonica solo nello specchio della palestra. Mi spogliai e gettai le cose sul parquet. Frugai nell’armadio: avrei indossato un’altra camicia, meno aderente, i pantaloni neri, i tacchi.

– Ci sei? ‒  chiese mia figlia Olivia.

– Un attimo – bofonchiai mentre infilavo i pantaloni.

– Jack mi ha scritto che sono qui sotto – Giacomo era l’altro figlio di Emma, in classe con Olivia. Continua a leggere